Violenza contro le donne in Italia, 6 su 10 avvengono tra le mura domestiche

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La violenza contro le donne costituisce un àmbito particolare che, per sua stessa natura, non è legato alle normali dinamiche criminali. In quest’ottica, l’Eurispes ha realizzato un’indagine sul territorio nazionale che ha coinvolto oltre mille cittadini rappresentativi della popolazione italiana per area geografica di residenza, genere, età, aree metropolitane e medi o piccoli centri, con l’obiettivo di ascoltare le percezioni e le esperienze dirette degli italiani rispetto alla violenza famigliare. L’indagine ha tentato di fare luce sugli episodi che si consumano in àmbito familiare, chiedendo ai partecipanti all’indagine se avessero subìto forme di violenza fisica o psicologica. In più di un caso su dieci (11,6%) si registrano umiliazioni e insulti all’interno della famiglia; il 5,6% ha subìto minacce, il 4,5% è stato vittima di atti persecutori, il 3,8% di maltrattamenti. Più del 3% del campione ha subìto lesioni e percosse, l’1,8% segregazioni in casa, l’1,3% violenze sessuali. Prevale la violenza psicologica, ma non è assente quella anche fisica.

Violenza di genere, 6 vittime su 10 si trovavano tra le mura domestiche

Con riferimento alle donne, il 12,5% è vittima di insulti e umiliazioni, il 6,1% subisce minacce, il 4,9% è vittima di atti persecutori. Le donne hanno subìto violenza da parte del partner nel 24,5% dei casi, dell’ex partner nel 30,6% dei casi, da altro familiare nel 44,9% dei casi. Al momento della violenza, 6 vittime su 10 si trovavano tra le mura domestiche, il 13,7% era per strada o comunque in altro luogo pubblico (12%). L’8% delle vittime ha subìto violenze mentre era sul posto di lavoro, il 5,7% sui mezzi pubblici. La violenza subita nella maggioranza dei casi non si è ripetuta (52,6%), mentre per il 47,4% delle vittime non si è trattato di un caso isolato. Una violenza su tre è avvenuta alla presenza di un minore (33,7%). Rispetto alla violenza subìta, il 31,6% delle vittime si è difesa da sola; il 24,2% delle vittime non ha fatto nulla; il 19,5% ha chiesto aiuto a parenti, amici o colleghi. Le vittime di sesso femminile propendono maggiormente nel cercare aiuto esterno, che sia da parte di amici, parenti, Forze dell’Ordine o centri antiviolenza.

Più della metà delle violenze è ad opera del partner o ex partner e solo l’11% delle vittime denuncia

Al campione è stato poi chiesto se qualcuno di loro conoscenza tra parenti, amici o conoscenti, abbia subìto una violenza fisica o psicologica in àmbito familiare. Trattandosi di una domanda indiretta, le percentuali salgono per tutte le voci, poiché vengono non solo riportate esperienze indirette, ma si superano le reticenze, per timore e pudore, a parlare direttamente di se stessi riguardo a temi tanto delicati: insulti e umiliazioni si sono verificati nel 20,2% dei casi, i maltrattamenti nel 15,4%, minacce nel 14,7% dei casi. Gli intervistati hanno riferito inoltre che i propri amici, parenti e conoscenti hanno subìto atti persecutori nel 12,3% dei casi, percosse (11,3%), lesioni (9%), violenza sessuale (5%), segregazione in casa (4,1%). Le violenze in àmbito familiare subite da parenti, amici e conoscenti avevano come autore soprattutto l’ex partner (46,5%); il 32,4% aveva come autore il partner stesso, il 21,1% un altro familiare. Sulla reazione della vittima alle violenze subite, il campione ha riferito che nel 23,6% dei casi la vittima ha chiesto aiuto ad amici, parenti, colleghi; il 17,7% delle vittime si sono difese da sole, il 17,2% non ha fatto nulla. L’11,1% delle vittime ha sporto denuncia presso gli uffici di Polizia o Carabinieri, l’8,4% si è rivolto a un centro antiviolenza, il 7,6% ha chiesto l’intervento del 112, il 4,7% ha contattato il numero di pubblica utilità 1522. Reazioni molto diverse che raccontano vissuti molto differenti ma anche la frequente solitudine e difficoltà a trovare una difesa.

Il 18,9% delle donne ha subito molestie di natura sessuale

Ad oltre un intervistato su 10 è capitato di essere vittima di molestie sessuali (11,4%). Tra le donne è nettamente superiore che tra gli uomini l’incidenza di molestie di natura sessuale: riferisce di esserne stata vittima il 18,9% – quasi una su cinque. Sebbene il problema esista per entrambi i sessi, le donne sembrano confermarsi l’obiettivo più frequente di comportamenti irrispettosi ed abusanti, ma anche più inclini a riconoscere come tali le azioni improprie. A ciò si aggiunge una più diffusa condizione di “svantaggio”, che espone alcune donne, in posizione subordinata o comunque debole, soprattutto nel mondo del lavoro, alle molestie di chi ritiene di poter approfittare della situazione. Tra coloro che hanno subìto molestie, la larga maggioranza ha ricevuto battute, allusioni insistenti (75,2%). La maggioranza riferisce anche proposte sessuali esplicite (51,3%) e un po’ meno della metà molestie fisiche (43,6%). Meno frequenti, ma estremamente gravi, i casi di aggressione fisica (16,2%) e di ricatto sessuale (15,4%), mentre il 13,7% ha ricevuto foto/video a sfondo sessuale. Per le donne le risposte più frequenti chiamano in causa come molestatori conoscenti (21%) e sconosciuti (21%). Le donne dicono al/alla molestatore/trice di smetterla nel 40,3% dei casi, smettono di frequentare il luogo dove lo/la incontravano nel 21,6%, fanno finta di nulla nel 19,4% e chiedono aiuto a partner/parenti/amici nel 12,7%.

Le donne sembrano confermarsi l’obiettivo più frequente di comportamenti irrispettosi ed abusanti

Per avere una chiara percezione del fenomeno della violenza contro le donne, un’analisi specifica deve essere dedicata anche ai cosiddetti reati spia o reati sentinella, quei delitti che sono ritenuti i possibili indicatori di una violenza di genere, in quanto espressione di una forma di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica diretta contro una persona in quanto donna. In molti casi questi reati sono già parte di un comportamento generale riconducibile alla violenza ed alla vessazione. Per tutti i reati di questa categoria, i dati della Polizia criminale indicano un tendenziale incremento negli ultimi anni. Considerando il triennio 2021-2023, per i maltrattamenti contro familiari e conviventi si registra un incremento del 5% (da 11.808 a 12.424). Gli atti persecutori scendono da 9.359 a 8.592 (-8%); le violenze sessuali calano da 2.991 a 2.923 (-2%). Queste fattispecie di reato vedono costantemente una netta prevalenza delle vittime di genere femminile che si attesta tra il 74 ed il 75% per gli atti persecutori, tra l’81 e l’82% per i maltrattamenti contro familiari e conviventi e su valori intorno al 91% per le violenze sessuali. Risultano in costante crescita le segnalazioni relative alla violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (18%). Si segnala un incremento della costrizione o induzione al matrimonio del 21%. In leggero aumento anche l’incidenza di casi di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (3%) e di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti dell’1%.

Violenza contro le donne, fondamentale la sensibilizzazione dei cittadini e delle istituzioni responsabili 

Un ultimo indicatore della violenza di genere nel nostro Paese è quello più drammatico ed evidente: il numero degli omicidi che vedono le donne come vittime. Nel periodo 2021-2023 si assiste ad un lieve incremento delle vittime nel 2022, e ad un leggero calo nel 2023: da 123 del 2021 a 130 del 2022 (6%), e poi 117 nel 2023 (-10%). Tra il 1 gennaio ed il 30 giugno 2024 sono stati registrati 49 omicidi con vittime donne (erano 62 nell’analogo periodo del 2023), 44 delle quali uccise in àmbito familiare/affettivo – nello specifico 24 per mano del partner/ex partner. Il dato relativo alle uccisioni di donne deve essere interpretato con particolare attenzione ed inserito nel quadro di un’analisi generale del fenomeno. Troppo spesso si sottolinea solo l’aumento o la diminuzione dei casi, a seconda dei punti di vista. Così come può essere forviante trasmettere l’idea che il fenomeno sia nuovo, prerogativa degli ultimi anni – tutti i dati lo smentiscono – ancor più sterile è comunicare che, al contrario, il fenomeno è stabile o in calo, perché talvolta equivale a negarne il carattere di vera e propria emergenza, quale innegabilmente è. L’entità delle violenze, ogni anno, il contesto nel quale molte di esse si sviluppano e la difficoltà a contrastare il problema in modo efficace, ne fanno una emergenza a tutti gli effetti indipendentemente dall’attenzione mediatica e dalle piccole oscillazioni percentuali. La sensibilizzazione dei cittadini e delle istituzioni responsabili – non solo sul piano del contrasto, ma anche della prevenzione dell’educazione – risulta ancora necessaria e lo resterà a lungo, poiché la crescita culturale e la presa di coscienza collettiva hanno raramente tempi brevi.

*Raffaella Saso, Vicedirettore della ricerca dell’Eurispes.

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